5 consigli per fare dello yoga una sana abitudine

Il segreto per godere al massimo dei benefici derivanti dalla pratica dello yoga è praticare con regolarità.

Ormai lo sappiamo benissimo che qualunque impegno decidiamo di assumerci nella vita, piccolo o grande che sia, ha bisogno di essere innaffiato con il nettare della costanza e dell’entusiasmo perché possa germogliare e regalarci dei risultati.

Tuttavia, nelle pieghe sottili di questo semplice meccanismo esistono moltissimi importanti fattori che contribuiscono a fare si che ciò accada; fattori la cui comprensione può venirci in soccorso in quei momenti in cui sentiamo la motivazione calare, oppure quando ci sorprendiamo a dare la colpa al tempo che non basta mai.

Per questo motivo ho pensato che potesse essere interessante dedicare un po’ di tempo a capire come si formano le nostre abitudini, perché è anche con questo che abbiamo a che fare quando decidiamo di iniziare un percorso yogico: di formare delle nuove abitudini, di fare in modo cioè che un’attività a noi poco familiare, ma che ci può fare del bene diventi col tempo un’abitudine, un qualcosa che facciamo in maniera automatica e senza pensarci troppo.

Per comprendere questo meccanismo dobbiamo inevitabilmente partire proprio dalle nostre abitudini, e dal cercare di comprendere come esse si formano e come si sviluppano e quanto ci influenzano.

E’ una cosa alla quale generalmente dedichiamo poca attenzione, però la realtà è che noi siamo fatti di abitudini, e per la maggior parte di noi esse rappresentano un’elevatissima percentuale dei nostri pensieri e delle nostre azioni… per capire questo concetto basta fermarsi un attimo a pensare a quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto un qualcosa di completamente nuovo nella nostra vita, o al fatto che certe persone con le quali trascorriamo il nostro tempo, al lavoro o in famiglia, abbiano certi modi di fare e certe abitudini piuttosto marcate delle quali siamo testimoni… ad esempio l’abitudine di criticare, o di lamentarsi continuamente di un certo problema, o di una certa condizione.

E se per certi versi è facile prendere come esempio gli altri, allo stesso tempo è facile ammettere che anche noi, nel nostro piccolo orticello personale, coltiviamo delle abitudini più o meno marcate o mascherate che ci definiscono e che scandiscono le nostre giornate, come il modo che abbiamo di lavarci i denti, il tipo di cibo che acquistiamo, la strada che facciamo per andare al lavoro, o la ripetizione sempre uguale di quei gesti e soprattutto dei pensieri che chiudono o iniziano la nostra giornata.

Purtroppo alcune di queste abitudini sono più fastidiose di altre, per noi e per le persone che ci stanno attorno, le quali vengono inevitabilmente influenzate dal nostro modo di comportarci, così come noi lo siamo dal loro.

Anche per questo motivo, molto spesso, ci ritroviamo a voler cambiare alcune nostre abitudini, o a volerne introdurre altre di nuove che siano positive e non negative. (Ad esempio l’abitudine ad alimentarci in maniera consapevole, o a fare maggiore attività fisica.)

Ed è proprio quando decidiamo di voler cambiare una nostra abitudine, o di volerne acquisire una nuova, che ci rendiamo conto di quanto le nostre abitudini siano radicate nella nostra personalità, e di quanto siano difficili da cambiare, tanto che quando proviamo a farlo ci troviamo quasi sempre coinvolti in un frustrante tira e molla fatto di tentativi, abbandoni, e infiniti dialoghi di autoconvincimento.

Questo di solito succede perché approcciamo il cambiamento dal punto di vista inverso, ovvero aspettiamo di essere motivati per iniziare a fare ciò che ci siamo prefissi, quando in realtà la motivazione è sempre, o quasi sempre, una conseguenza dell’azione… e non il contrario.

Infatti è proprio iniziando a fare una cosa, magari quando non ne abbiamo voglia che diamo il via a quel meccanismo automatico fatto di piccoli compensi che riceviamo, che vanno ad alimentare la nostra motivazione e che ci forniscono la positività necessaria per portare avanti il nostro impegno per quel tanto di tempo che ci basta a farlo diventare un abitudine.

E’ abbastanza facile capire questo concetto: basta pensare allo stato di benessere che proviamo dopo tre o quattro volte che andiamo a correre, e che ci invita a volerci andare ancora, o alla sensazione di leggerezza che proviamo quando riusciamo a dormire bene e ad alimentarci in maniera consapevole per qualche giorno consecutivo, con il risultato che poi siamo ancora più motivati a portare avanti questa nuova versione di noi stessi.

Lo stesso, ovviamente, vale anche per la pratica dello yoga: non esiste miglior motivazione per metterci sul tappetino che sperimentare per qualche giorno di seguito la piacevole sensazione di equilibrio, spazio e tranquillità che proviamo dopo aver praticato.

Questo è un concetto molto importante da capire, in quanto è fondamentale essere consapevoli del fatto che la motivazione necessaria a portare avanti un impegno per quel tempo che serve a renderlo una nuova abitudine è una conseguenza dell’azione che decidiamo di svolgere, e non il contrario come siamo abituati a pensare.

Questo è solo uno dei meccanismi che caratterizzano il nostro modo di funzionare, e che sempre più spesso sono oggetto di studio da parte delle varie scienze che si occupano di comprenderlo, come la filosofia, la psicologia, e le neuroscienze.

Ma quanto serve perché una nuova “cosa” che decidiamo di introdurre nella nostra vita, diventi un abitudine?

Da tempo è diffuso “il mito” che si possa creare una nuova abitudine in soli 21 giorni, o addirittura 15. Questi numeri in genere derivano da studi e ricerche o pubblicazioni di vario tipo, come il bestseller “Psicocibernetica”, scritto da Maxwell Maltz, un chirurgo plastico che, attraverso l’osservazione dei suoi pazienti aveva notato che occorrevano minimo 21 giorni prima che si abituassero alla loro nuova immagine.

Uno studio con basi scientifiche più solide realizzato dalla ricercatrice Phillippa Lally presso l’University College London e pubblicato sull’European Journal of Social Psychology, che per la creazione di una nuova abitudine serve una media di 66 giorni, con una variabilità molto elevata che va da un minimo di 18 giorni a un massimo di 254 giorni.

In sostanza, il tempo che occorre per costruire una nuova abitudine è estremamente soggettivo e varia secondo persone, circostanze e comportamento. La cosa positiva però è che per tutti inizia allo stesso modo: con un primo passo.

Come diceva Lao Tzu: “Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”.

Ed è proprio questo primo passo che conta, il passo di iniziare a portare lo yoga nella nostra vita quotidiana, un giorno dopo l’altro.

Tuttavia vi sono dei momenti in cui, per vari motivi, la relazione fra azione e motivazione si fa più latente, se non altro perchè cambiano le influenze alle quali siamo soggetti.

In questi casi è importante avere qualcosa d’altro cui aggrapparsi, ad esempio una routine prestabilita, uno spazio che ci piace frequentare, o un gruppo di persone cui rivolgersi che sappiano riaccendere in noi la fiamma della motivazione.

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