Fiducia nel mistero

Fiducia nel mistero

“Il tuo compito è amare ciò che non capisci” Rainer Maria Rilke

Per quando non siamo sicuri, per quando siamo pieni di dubbi o nelle strette della disperazione, per quando ce l’abbiamo messa proprio tutta oppure ci teniamo aggrappati a una situazione pessima perché abbiamo troppa paura di lasciar andare, Patanjali ci dà una soluzione semplice: riportare la mente a un singolo oggetto di concentrazione tutte le volte che sarà necessario (Yoga Sutra 1,32). E che cos’è quel singolo oggetto di concentrazione? Concentratevi, dice Patanjali, sull’assoluta certezza della vostra connessione con la vita, per quanto imprevedibile possa essere. E’ evidente che non è difficile farlo quando tutto va a modo nostro e il mistero della vita ci riserva ottime notizie ed eventi fortunati. Quando invece le cose non vanno come vorremmo, quando non sembra esserci alcuna spiegazione all’ondata di sfortuna che ci piove addosso, la nostra prima tendenza può essere di contrarci o in alternativa di scappare in avanti verso una cosa qualunque in grado di offrirci un senso di sicurezza. Patanjali ci dice che non siamo realmente liberi finché non abbiamo una terza scelta, qualcosa che stia in mezzo fra le due ovvie polarità di attrazione e avversione, fra aggrapparsi o respingere. Riportare l’attenzione al nostro centro è un modo di collocarci in mezzo ai due poli e di aprirci a una terza opzione. Questa ci predispone ad accogliere soluzioni creative e opportunità che il nostro sé ristretto non è in grado di generare; ci mette proprio nel punto da cui possiamo avere una visione migliore sula rotta da prendere per uscire da una situazione bloccata. Quando concentriamo la mente e la riportiamo al centro, vi troviamo un luogo di vastità: è li che abbiamo lo spazio sufficiente per lasciare che il mistero dello vita viva per nostro tramite. Riportiamo l’attenzione sulla natura trasparente della coscienza possiamo sperimentare le cose sgradevoli senza sentire più tanto il bisogno di contrarci, di stringere la presa, oppure di scappare. Volgerci verso questo mistero, tuttavia, può darci l’impressione di saltare dalla padella alla brace: la vastità stessa della vita ci può sopraffare. Per questa ragione, quando andiamo a urtare un ostacolo sul percorso, Patanjali ci consiglia: Attenetevi a un metodo solo, a una pratica sola, a un solo oggetto di concentrazione, perché quella concentrazione univoca vi condurrà inesorabilmente al centro di voi stessi e alla vastità di quel mistero. E’ fidandoci della natura ineffabile del nostro centro che possiamo trovare la sicurezza più profonda. Avere fede nel mistero divino e nella vita è come avere sempre dentro di sé una presenza materna o paterna. Quando abbiamo con noi quella presenza è come un bambino piccolo che va in giro per mano alla mamma o al papà , nulla lo può spaventare

Dice il proverbio: Se stai molto ma molto attento non ti succederà mai niente di male…nè di bene. Il dolore è inevitabile, la sofferenza no: rimanendo attaccati alla nostra visione individualista noi prendiamo una situazione brutta e la rendiamo ancora più brutta nel tentativo di combatterla, di metterla spalle a terra, come una persona che cerchi disperatamente di fermare la marea montante. Potremmo essere convinti, nell’inconscio, che questo attaccarci e tener duro per salvare la pelle sia l’unica scelta che abbiamo. Patanjali ci da un’altra scelta e dichiara: lascia andare.

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