Il radicamento

Il motivo per cui ho scelto il “radicamento” è legato al fatto che, secondo l’ayurveda, nei mesi autunnali predomina l’elemento VATA ovvero l’elemento costituito da etere ed aria, che ha le caratteristiche di leggerezza, spazio, trasparenza e instabilità.
Per questo motivo gli effetti della prevalenza di Vata potrebbero manifestarsi con una sensazione di “sdradicamento”, ovvero con la perdita di punti di riferimento e difficoltà a concentrarsi. Altri segni di uno sbilanciamento di Vata ormai sappiamo possono essere stitichezza, gonfiori, pelle secca, insonnia, ma anche disturbi alle vie respiratorie.
Non a caso questa stagione è associata agli organi di eliminazione, come i polmoni, l’intestino crasso e la cute.
Essere radicati infatti significa “essere connessi con la Terra”. Per capire meglio il concetto immagina un albero, che sarà grande e forte quanto saranno robuste ed estese le sue radici. Lo stesso vale per noi; possiamo creare grandi cose nella vita e raggiungere obiettivi incredibili, ma dobbiamo partire da una base solida e stabile.
Da un punto di vista “energetico-yogico”, questa connessione viene amplificata con le pratiche che lavorano sul primo chakra, muladara.
Questo centro energetico ha la caratteristica di essere responsabile del nostro senso di sicurezza e soddisfacimento dei bisogni primari, come avere una casa, un lavoro, una famiglia.
L’ayurveda, come la medicina tradizionale cinese, sono d’accordo sul fatto che quando affrontiamo dei grossi cambiamenti nella nostra vita questo elemento potrebbe entrare in uno stato di disequilibrio, come dire… potrebbe “sballarsi” un po’.
Anche per questo motivo, nelle fasi di cambiamento della vita, è importante lavorare con l’elemento terra, in quanto la pratica può aiutarci a rimanere forti e radicati, come un albero dalle forti radici che, anche se esposto alle tempeste ed alle intemperie, si piega ma non si spezza.
A chi non è mai capitato di perdere l’equilibrio o di sentirsi vacillare un po’ durante una posizione in piedi?
Oppure di avvertire fastidio ai polsi mentre le mani sono appoggiate a terra in posizioni come Adho Mukha Svanasana (il cane a testa in giù)?

Succede quando il nostro radicamento a terra non è ben saldo e infatti in questi casi si ricorda di aprire completamente i palmi delle mani e l’intera pianta del piede, di premere bene a terra con tutta la superficie della mano o del piede, dal primo all’ultimo dito: più spingiamo le gambe (e le braccia, se la posizione lo prevede) come fossero radici nel terreno, più ci riesce facile salire, allungarci e distendere la colonna vertebrale.
Nello yoga un solido radicamento è la basa per eseguire le asana. Più una cosa è solida, maggiore è la gravità che agisce su di essa e questa dinamica entra in gioco anche quando eseguiamo una posizione yoga: la forza di gravità ci attira verso il pavimento e la solidità (del terreno su cui poggiamo, ma anche delle nostre ossa e dei nostri muscoli) ci sostiene.
Radicarci a un solido appoggio ci carica di energia, non solo fisicamente, ma anche a livello delle energie sottili. Un esempio pratico: quando ci prepariamo a saltare, premere bene con i piedi per terra ci permette di generare l’energia per spiccare il balzo.
Allo stesso modo, a livello energetico e secondo il sistema dei chakra il punto di partenza da cui il prana (l’energia sottile che ci pervade) si raccoglie e va a colmare il corpo è il primo chakra, Muladhara, chiamato non a caso “il chakra della radice”.

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