SANKALPA

Il Sankalpa è in grado di cambiare la vita del praticante, è uno dei mezzi più potenti di trasformazione e realizzazione a sua disposizione

 

Cambiare vita
La trasformazione non è mai impresa facile. Ci vuole determinazione, lucidità e un grande lavoro di consapevolezza. Spesso l’ostacolo principale è la forza che le abitudini esercitano sull’esistenza. Tanto più radicata e comoda è una vecchia abitudine tanto più difficile sarà estirparla. Quanto più numerosi e fallimentari sono stati i tentativi di modificare uno stile di vita, tanta più forza sarà necessaria perché un processo di cambiamento vada a buon fine con successo. La via di una cattiva inclinazione è sempre agevole e in discesa. Inoltre, anche là dove tale energia non mancherebbe, possono essere le circostanze a non risultare favorevoli. Non sempre infatti le condizioni ambientali sono tali da costituire aiuto e sostegno rispetto agli sforzi che un individuo mette in atto per cambiare la propria vita.

 

Forza gentile
In ogni caso, l’idea che sta a fondamento del Sankalpa non assume la forza di volontà come perno del cambiamento: non tutto infatti si ottiene con la forza. L’ostacolo non sempre può essere rimosso con l’uso di un’energia oppositiva. In alcuni casi è la forza del convincimento – forza più ‘gentile’ di quella della volontà – a dimostrarsi, sui lunghi tempi, più efficace di quest’ultima. Il metodo del Sankalpa si basa non tanto sullo sforzo, ma sul convincimento e sulla costanza. Suggestione e reiterazione: su questi due cardini, come vedremo meglio più avanti, si fonda i l lavoro interiore del Sankalpa.

Idee chiare
In ogni caso, perché il Sankalpa funzioni è importante che abbia le seguenti caratteristiche: chiarezza, semplicità, positività, costanza, segretezza. La più importante fra tutte è la chiarezza d’idee. Come potrai infatti raggiungere il tuo obiettivo se non ti è chiaro ciò che vuoi davvero ottenere? Definire con chiarezza i contorni dell’obiettivo da raggiungere è il primo passo da compiere sulla via del cambiamento. Non importa quanto tempo sarà necessario affinché la meta arrivi ad essere individuata con chiarezza: quando le tue idee diverranno chiare, la strada del Sankalpa non potrà che condurti al traguardo. Per definire un obiettivo occorre metodo: la corretta scelta prevede che innanzitutto vengano scartati i falsi bersagli e quelli di secondaria importanza. ‘In cosa consiste l’origine della tua attuale insoddisfazione?’, ‘qual è la causa essenziale della tua sofferenza?’, ‘cosa ti sta davvero a cuore raggiungere?’. Può trattarsi di domande alle quali potresti non saper rispondere immediatamente, ma è comunque di essenziale importanza cominciare a porsele con schiettezza e coraggio. Arrivare a rispondere a tali interrogativi è fondamentale per formulare con esattezza il proprio Sankalpa. Sarebbe un grande spreco utilizzare uno strumento così potente per raggiungere un falso obiettivo o un obiettivo di non sostanziale importanza. Lo scopo che ti prefiggi non dovrebbe riguardare aspetti transitori della tua esistenza, ma un aspetto essenziale, profondo, capace di modificare in modo davvero significativo la tua vita. E sarebbe forse meglio, al posto di ‘ricerca’, usare termini quali ‘emersione’, ‘affioramento’, ‘rivelazione’

 

Semplicita
il Sankalpa dovrebbe essere formulato in modo semplice, sintetico e positivo. Le cose davvero importanti non hanno bisogno, per essere espresse, di lunghi e complicati giri di parole. Frasi prolisse e altisonanti non si addicono a proponimenti che riguardino questioni essenziali. Datti tempo perché la sua formulazione possa essere sfrondata da ogni parola di troppo: che sia come una nuda freccia che colpisce il cuore del problema. Se l’obiettivo dovesse riguardare qualcosa “da non far più” o modalità “da non portare più avanti”, fai in modo di volgere in positivo la frase: per esempio invece di dire “non farò più questo…” potrai dire “farò sempre più quest’altro…”. Se, per assurdo, il tuo problema fosse la cleptomania, invece di dire ‘non ruberò più’ potresti dire ‘diverrò sempre più onesto’; in ogni caso un Sankalpa affermativo sarà molto più efficace di un Sankalpa negativo.

 

Costanza
Una volta formulato in modo semplice, sintetico e affermativo, il Sankalpa non dovrebbe più essere cambiato. Abbandonare il Sankalpa che hai formulato appena ieri, ancor prima d’aver raggiunto la meta, per formularne un altro che oggi t’appare più urgente è un grande errore: è sicuramente preferibile dedicare maggior tempo per portare alla luce ciò che ti sta veramente a cuore piuttosto che abbandonare oggi ciò che appena ieri ti sembrava irrinunciabile. Se cerchi l’acqua non scavare cento pozzi, scavane uno soltanto continuando ad andare in profondità sin tanto che non sgorgherà l’acqua che cercavi. Ripetilo sempre con la medesima formula fintanto che il tuo proponimento non si sarà realizzato. Sii certo della sua realizzazione, non avere dubbi sulla sua potenza.

 

Segretezza
La tradizione dello yoga prevede che il Sankalpa venga mantenuto segreto. Alcuni hanno un’idea ‘relativa’ della segretezza; pensano che confidare un segreto ad una persona fidata, magari con la promessa che questa a sua volta mantenga il segreto, non sia un vero venir meno alla consegna del silenzio. Quest’idea, abbastanza diffusa, è profondamente contraria all’idea che lo yoga ha della segretezza: un segreto, per essere tale, deve essere assoluto, non deve cioè essere rivelato a nessuno, senza eccezione. Si tratta del ‘tuo’ proponimento, esso va protetto da qualsiasi influenza esterna, quand’anche fosse positiva. Sei tu l’unico responsabile e tale rimarrai sino al suo pieno compimento. Nessun altro può decidere per te, nessun altro deve influenzare le tue scelte. Il riserbo da cui va circondato ha lo scopo di esaltarne l’efficacia: la segretezza ne moltiplica la potenza.

 

Autosuggestione
Intendiamo usare tale termine nel suo significato migliore, quello che indica un ‘autosuggerire’, un ‘rammentare a sé stessi’, un lavoro di auto-incitamento a continuare sulla strada del cambiamento desiderato fino al raggiungimento dell’obiettivo. In tale senso l’autosuggestione è il contrario della suggestione che altri possono esercitare su di te. Non sarà però la tua guida a suggerirti il Sankalpa: nessuno lo conosce, tu ne sei il depositario, tu soltanto sei abilitato a suggerire a te stesso la meta da raggiungere. In questo senso il termine ‘auto-suggestione’ assume tutto il suo significato originario e rivela un aspetto della filosofia dello yoga che va sottolineato: si tratta infatti di una disciplina che esalta la libertà e l’autonomia e che non tollera che la libertà individuale venga influenzata dall’esterno, ma che risulti invece sempre l’esito di una conquista dello stesso praticante.

 

Quanto praticare
Qualsiasi momento è buono per ripetere a sé stessi il proprio Sankalpa: appena sei sveglio al mattino, alla sera prima d’addormentarti, in qualsiasi ora del giorno e della notte. I momenti in assoluto più efficaci sono comunque quelli offerti dalla pratica yoga.

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