SANTOSHA: CONTENTEZZA

“Un atteggiamento di soddisfazione (santosha) dà origine ad una felicità, al confort mentale e alla soddisfazione”
cit. Yoga Sutra

La parola Santosha nella lingua sanscrita significa contentezza, capacità di accontentarsi e si riferisce all’essere contenti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo. Riguarda il gioire delle buone cose della natura come il sole, il vento, l’acqua e di tutti i doni che la vita quotidianamente ci offre. Puoi sviluppare lo stato di soddisfazione utilizzando per esempio la memoria che ti aiuta a ricordare i momenti nei quali sei stato bene, oppure puoi osservare ciò che hai di buono istante per istante e gioirne con semplicità. Tutte le pratiche dello yoga ti aiutano incredibilmente in questo rendendoti più flessibile e aperta, portando in te la calma e la quiete della mente e creando in questo modo momenti piacevoli dei quali possiamo godere. Per applicare questo principio alla tua vita il primo passo è capire cosa è superfluo e cosa non lo è. Una volta individuato ciò di cui non hai bisogno devi sviluppare ciò che chiamo l’arte del lasciare andare. La mente purtroppo si attacca a tutto e se non inizi a controllarla lasciando andare emozioni, cose e pensieri non importanti finisce per controllare te. Santosha è la seconda regola di comportamento che uno yogi e una yogini dovrebbero seguire nel proprio cammino. Questo può essere tradotto come accontentarsi e questa qualità è di fondamentale importanza per vivere una vita in pace con noi stessi. Se non sei contento di quello che ottieni dalla pratica, di quello che hai raggiunto oggi e di quello che c’è nella tua vita in questo momento, difficilmente potrai andare avanti nel tuo percorso yogico e vivere una vita felice. Non ha importanza quanto si ottiene, in ogni caso la mente tende a voler sempre di più. Proprio per questa tendenza, coltivare e sviluppare l’arte di accontentarsi è di fondamentale importanza.

“È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.”

Scoprirai che cosa significa santosha, come sviluppare la capacità di accontentarsi sul tappetino e come applicare questo principio nella tua vita.
Tutte le pratiche dello yoga, ti aiutano incredibilmente poiché permettono di rivolgere lo sguardo internamente, portano calma e pace nella vita, e in generale permettono di essere contenti (santosha) del momento presente, quello che in realtà conta davvero.
Questo principio yogico ha implicazioni profonde e sottili, tanto che spesso si confonde l’essere contenti con l’essere felici.
In occidente il concetto dell’essere contenti non è di facile comprensione e lo yoga ci invita di instaurare relazioni con persone che semplicemente sono contente di ciò che hanno e di ciò che sono in modo da essere di supporto alla qualità della nostra vita.
Possiamo osservare queste persone essere contente di ciò che la vita offre loro ed essere grate di ciò che hanno, lasciarci influenzare da questo stato e onorarle in modo da lasciarci piano piano coinvolgere nella sottile arte dell’accontentarsi.
Secondo lo yoga bisogna accontentarsi di tutto quello che abbiamo e per arrivare a questo la pratica quotidiana è importantissima.
Spesso succede che mi trovo di fronte praticanti che, pur praticando molto bene, non sono mai contenti dei risultati raggiunti.
Questo non è un atteggiamento corretto secondo lo yoga.
Senza dubbio è fondamentale dare il massimo quando si è sopra al tappetino (tapas) ma è ancora più importante accontentarsi ed essere soddisfatti dei passi in avanti effettuati (santosha), anche se spesso molto piccoli.
Non c’è nessun risultato da raggiungere e nessun asana da praticare perfettamente.
Ci sarà sempre un asana più difficile da fare e qualche dettaglio da perfezionare ma questo non è lo scopo dello yoga.
Se focalizziamo la nostra mente su quello che ancora dobbiamo ottenere è impossibile essere contenti di quello che abbiamo ottenuto.
Solitamente il fatto di non accontentarsi è causato dall’ego (asmita) che vorrebbe sempre di più e non è mai soddisfatto.
Attraverso la pratica bisogna sviluppare la consapevolezza per vedere chiaramente questi meccanismi mentali, per non far si che l’ego prenda il sopravvento e per sviluppare la capacita di accontentarsi sul tappetino.
Una volta sviluppato santosha sul tappetino e nella propria pratica puoi iniziare ad applicare questo principio anche alla tua vita.
Andiamo a vedere come…

La contentezza è dunque uno stato che ci accompagna nella nostra quotidianità
in ogni momento; la felicità è un attimo sfuggente che spesso richiede
nuovi oggetti, nuove situazioni per potersi ripetere.

Non c’è colpa più grande che assecondare i desideri.
Non c’è sventura più grande che non sapersi accontentare.
Non c’è difetto più grande della sete di guadagno.
Perché chi sa che abbastanza è abbastanza ha sempre a sufficienza.
Santosha ci richiede di approfondire i nostri valori più profondi e di vivere secondo le nostre capacità e i nostri mezzi.
In genere, dopo aver acquisito una istruzione, troviamo un lavoro, guadagniamo soldi e così procede la nostra vita con uno stile di vita che possiamo definire semplice, oppure adeguato oppure lussuoso.
Spesso tendiamo a volere una vita lussuosa e ci sforziamo di guadagnare più soldi per raggiungere i nostri desideri materiali.
Cosa potrebbe succedere invece se accettassimo un lavoro per noi interessante senza costringerci a guadagnare più soldi?
Forse dovremmo fare scelte intelligenti per creare uno stile di vita semplice ma ricco di significato.
Forse impareremo che la felicità viene dalle piccole cose e che l’essere contenti è la nostra ricompensa.
A volte abbiamo già tutto ciò che ci serve; occorre fermare il nostro continuo cercare altro al di fuori di noi e riconoscere ciò che già abbiamo.
 
Un’altra modalità per praticare santosha è quella di chiederci:
Che cosa è veramente la ricchezza?
Secondo l’antica tradizione dello yoga la risposta è: ciò che porta felicità.
Se questo può essere vero anche per noi, allora cerchiamo di comprendere ciò che ci fa stare bene.
Essere in salute?
Coltivare gli affetti più cari?
Avere ciò che ci serve per una vita equilibrata?
Vivere in mezzo alla natura?
Se coltiviamo le piccole cose troviamo quello stato di benessere interiore che è sinonimo di contentezza e di appagamento.
Ricorda che:
“Colui che desidera altro è povero, colui che è contento è invece ricco.”
Quel benessere naturale che ci porta il sorgere del sole, una passeggiata in mezzo alla natura, la soddisfazione delle piccole conquiste quotidiane, un abbraccio, un sorriso.
Quando la capacità di accontentarsi è davvero presente non abbiamo necessità di avere qualcosa di più, come di guadagnare più soldi, di avere un’automobile più grossa, di avere una casa più grande, di fare una vacanza più costosa.
 
C’è chi sostiene che accontentarsi possa essere un freno all’ambizione e alla prosperità: se ci accontentiamo delle piccole cose, perdiamo la nostra ambizione e la volontà di impegnarci duramente.
Può esserci qualcosa di vero in questo se confondiamo l’essere contenti con l’essere in fuga dalla proprie responsabilità verso noi stessi, la nostra famiglia, la società.
In questo caso vi è spesso la paura dell’impegno o del fallimento, l’incapacità di essere profondamente coinvolti con ciò che si fa e per giustificarci fingiamo una finta contentezza nell’essere come siamo e nell’avere ciò che abbiamo.
La vera contentezza non significa pigrizia.
Quando siamo profondamente coinvolti nella pratica di santosha, ci impegniamo fortemente perché questo stesso impegno ci fa provare soddisfazione per ciò che stiamo facendo, svolgiamo diligentemente i nostri impegni.
Il nostro intento non è evitare lo sforzo, ma condurre una vita piena e appagante.
Quando iniziamo ad accontentarci di ciò che abbiamo, ciò di cui abbiamo veramente bisogno, ci arriva.
Ci sono dei desideri naturali che sorgono da una mente incondizionata, come nutrirsi di cibo sano, circondarci di amici e prenderci cura degli affetti più cari.
Altri desideri, più innaturali, sono spesso il frutto di imitazione di ciò che ci circonda; vogliamo fortemente qualcosa che abbiamo visto intorno a noi come una macchina più bella, una casa più grande, un televisore di ultima generazione.
Ci lasciamo coinvolgere a comprare prodotti o cose dei quali non abbiamo veramente bisogno.
E’ nostra responsabilità aprirci ai desideri naturali e tenere sempre presente il nostro intento al risveglio; potrebbe accadere di sentire contentezza senza alcuna ragione. (importantissimo questo punto)

CONCLUSIONI

Lo yoga non si ferma nella pratica sul tappetino ma ogni cosa che si apprende mentre si eseguono gli asana andrebbe poi applicata alla nostra vita.
E’ importante prima di tutto cercare di accontentarsi di quello che si ottiene sul tappetino, dopodiché possiamo iniziare ad essere contenti e applicare santosha in tutto quello che accade nella nostra quotidianità.
Accontentarsi però non è una qualità che si acquisisce dal giorno alla notte ma è una vera e propria arte che si coltiva lasciando andare il superfluo, approfondendo lo studio del sé e praticando yoga costantemente.
Ora che hai le informazioni giuste a te sta praticare e fare il massimo per applicare santosha, l’arte di accontentarsi, alla tua vita.
Grazie e namastè

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